Si stava meglio quando si stava peggio: in lode delle preferenze e del “capozona”.

C’è un paradosso che agita le notti di chi mastica politica e comunicazione: quello di un’epoca in cui abbiamo tutti i mezzi per connetterci, ma non riusciamo più a parlarci. I dati definitivi del referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026 sono la pietra tombale su un’illusione del centro destra: il “No” vince con il 54%, e lo fa trionfando proprio laddove il potere è più concentrato, a Roma (57%).

Mentre guardo questi numeri, non posso fare a meno di pensare che, forse, “si stava meglio quando si stava peggio”. Quando la politica non era un post su Instagram, ma una stretta di mano che puzzava di fumo e caffè in una sezione di periferia.

L’elogio del “sano” clientelismo e delle correnti

Oggi la parola “corrente” o “clientelismo” fa inorridire i puristi. Eppure, le correnti erano le palestre del pensiero: costringevano alla sintesi, allo scontro ideale, alla formazione di quadri che dovevano saper argomentare per non essere travolti. E il clientelismo? Se spogliato del malaffare e inteso come presenza costante e risposta ai bisogni del territorio, era la forma più alta di responsabilità politica.

Il politico di una volta “rispondeva” al suo elettore perché esistevano le preferenze. Se non risolvevi il problema della strada interrotta o non spiegavi perché votare “Sì” a un referendum, l’elettore non ti scriveva sulla scheda. Punto. Oggi, con le liste bloccate e i partiti-vetrina, abbiamo sostituito la “cinghia di trasmissione” con un telecomando. E il risultato è che, quando c’è da mobilitare davvero la gente, il telecomando ha le pile scariche.

La Traveggola della classe dirigente “di plastica”

In ogni grande organizzazione di governo esiste una classe dirigente di plastica, ovvero una struttura “soft” fatta di quadri funzionali e opportunistici. È inevitabile: il potere attira chi cerca un posto al sole.E anche utile, ammettiamolo. Ma il dramma attuale è che questa struttura “soft” ha cannibalizzato quella forte ed effettiva.

Se il governo “vampirizza” i quadri migliori per portarli nei Ministeri, il partito resta in mano a chi sa solo organizzare il rinfresco per il convegno del leader. È la traveggola delle segreterie romane: credere che i funzionari di palazzo possano sostituire i quadri intermedi politici. Quelli che una volta chiamavamo, con rispetto quasi religioso, i “capizona”.

Dagli USA alle radici del Comunitarismo

Proprio gli Stati Uniti, maestri della politica-spettacolo, hanno capito che si stava meglio quando si stava peggio. Hanno riscoperto la Precinct Strategy, ovvero il ritorno al contatto di quartiere. Il loro Precinct Captain è esattamente il nostro vecchio segretario di sezione: quello che conosce le famiglie una per una.

Quando da ragazzo, nel Fronte della Gioventù, mi occupavo di formazione, parlavamo di comunitarismo. Era l’idea che il dirigente non fosse un atomo isolato, ma parte di una comunità di destino. Oggi dobbiamo recuperare quella sostanza, ma dobbiamo farlo con le tecniche del 2026. Non possiamo più lasciare la comunicazione alla sola “buona volontà”.

Il modello del “Professionista del consenso”

Oltre alle “linee di vetta” del leader, serve una formazione tecnica che non può essere improvvisata:

Deep Canvassing: Saper sostenere una conversazione di dieci minuti alla porta di un elettore, gestendo le obiezioni tecniche sulla separazione delle carriere senza limitarsi allo slogan.

Relazioni Pubbliche Territoriali: Agire come un PR del partito, costruendo ponti con professionisti e associazioni che oggi a Roma si sentono orfani di interlocuzione credibile.

Micro-targeting Operativo: Saper leggere i dati del territorio per capire di cosa ha bisogno quel micro-quartiere, tornando a fare quel “servizio” che una volta chiamavamo clientelismo e che oggi è semplicemente ascolto attivo.

Per concludere

L’esito del referendum è un monito. Nelle province del Lazio, dove il legame con la realtà è meno filtrato dalle segreterie romane, il “Sì” ha tenuto molto meglio della Capitale. Segno che il “contatto” conta ancora più del Wi-Fi.

Dobbiamo tornare a formare uomini e donne che siano cinghie di trasmissione di idee ma ancne professionali, capaci di sporcarsi le scarpe ma con strumenti moderni tra le mani. Una destra che governa bene ma non convince i propri elettori a uscire di casa è una destra destinata a sfaldarsi piano piano. Torniamo alla sostanza, torniamo al territorio. Torniamo a essere, orgogliosamente, meno “plastica” e più “comunità”. Siamo in tempo.

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