NON PAGAVANO LE TASSE PER PAGARE OPERAI E FORNITORI: IN VENETO 100 SENTENZE LI LIBERANO DAI DEBITI

ufficio stampa legge3.it

IL PRIMO CREDITORE È LO STATO: A TREVISO PIÙ DI UN EURO DI DEBITO SU DUE È DOVUTO AL FISCO. DAL 2023 LE SENTENZE VENETE SONO PIÙ CHE TRIPLICATE. E PER ARRIVARE DAL GIUDICE SERVONO 17 MESI, PER LA SENTENZA MENO DI UNO

Prima gli operai, poi i fornitori. Le tasse potevano aspettare. Poi la crisi ha chiuso la bottega e sono rimaste le cartelle, gonfiate da sanzioni e interessi. È la storia che si ripete, quasi identica, nei fascicoli del Tribunale di Treviso. E non è un caso isolato: in Veneto Legge3.it ha ottenuto 100 sentenze favorevoli in sette tribunali dal 2018 al 2026. Erano 23 nei cinque anni della vecchia Legge 3/2012, sono 77 da quando, nel 2023, è entrato in vigore il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Il 2025 da solo ne conta 34.

100 SENTENZE IN SETTE TRIBUNALI

Il primo tribunale della regione è Vicenza, con 30 sentenze, seguito da Treviso con 21: insieme fanno oltre metà dei casi veneti. Seguono Venezia (15), Padova (14), Verona (11), Rovigo (8) e Belluno (1).

Quasi tutte le procedure accolte, 96 su 100, sono liquidazioni: la “liquidazione del patrimonio” della Legge 3/2012, oggi “liquidazione controllata” nel Codice della crisi. Completano il quadro 2 accordi di composizione della crisi o concordati minori e 2 piani del consumatore, tra Verona e Vicenza.

CHI SONO I SOVRAINDEBITATI VENETI

Il sovraindebitato veneto ha in media 53 anni al momento della sentenza. Quasi due su tre hanno tra i 40 e i 59 anni: la fascia più numerosa è quella tra i 50 e i 59 anni (38 casi), seguita da 40-49 anni (28) e da chi ha 60 anni o più (24). Sotto i 40 anni i casi sono solo 6. Le procedure riguardano 63 uomini e 26 donne; altre 10 coppie o nuclei familiari.

TREVISO, IL RITRATTO DELL’EX PICCOLO IMPRENDITORE

Il report approfondisce i 21 casi del Tribunale di Treviso, accolti tra il 2019 e il 2026: 5,37 milioni di euro di debiti complessivi, un debito medio di 256mila euro e una mediana di 257mila. Metà dei casi supera un quarto di milione; si va da circa 58mila a circa 677mila euro.

Artigiani, commercianti, agenti di commercio, soci di Srl e Sas: 16 persone su 21 hanno avuto un’impresa o una partita IVA. In 13 casi la causa principale è la crisi di un’attività in proprio, in altri 2 le garanzie firmate per una società. Ristoranti, laboratori artigiani, ditte di verniciatura, negozi, agenzie immobiliari, perfino una discoteca. La traiettoria si ripete: buoni primi anni, poi la crisi taglia commesse e fatturato, i clienti non pagano e il titolare deve scegliere chi pagare. Quasi sempre paga dipendenti e fornitori e rinvia le imposte. Dopo la chiusura restano le cartelle.

Quasi mai la causa è una sola: in 10 casi pesa la crisi economica 2008-2013, in 8 il ricorso a nuovi prestiti per pagare i vecchi, in 7 una malattia, un infortunio o un lutto, in 6 una separazione.

IL PRIMO CREDITORE È LO STATO

Il 56% dei debiti trevigiani è verso Agenzia delle Entrate Riscossione, Agenzia delle Entrate, INPS, Regione e Comuni. In 10 casi su 21 il Fisco vale più della metà del debito; in due casi è praticamente l’unico creditore, con cartelle da 291mila e 674mila euro. Chi era lavoratore dipendente ha debiti quasi solo con banche e finanziarie; chi ha avuto una partita IVA si porta dietro imposte e contributi non versati negli anni della crisi, gonfiati da sanzioni e interessi.

IL COLLO DI BOTTIGLIA È PRIMA DEL TRIBUNALE

Dalla richiesta all’Organismo di composizione della crisi (OCC) al deposito del ricorso passano in media 17,2 mesi. Dal deposito alla sentenza il Tribunale di Treviso impiega in media meno di un mese. Il 95% dell’attesa si consuma prima di arrivare davanti al giudice.

LA STORIA DI ALITA: «SONO TORNATA A ESSERE UNA DONNA LIBERA»

Tra le sentenze trevigiane c’è quella di Alita. Un’impresa non l’ha mai gestita: per anni ha affiancato l’ex marito, titolare di piccole aziende di impianti elettrici, ne era socia di minoranza e, quando le banche chiedevano garanzie, firmava. Poi le imprese entrano in crisi: una società fallisce nel 2010, l’altra viene chiusa. Nel 2008 era arrivato il divorzio. I debiti garantiti, circa 222mila euro, restano a lei.

Alita ricomincia da sola come operatrice socio-sanitaria, prima in una casa di riposo e dal 2021 in ospedale. Con Legge3.it mette a disposizione dei creditori 800 euro al mese per tre anni e alcuni terreni, tenendo quanto serve per vivere. Il 28 gennaio 2026 il Tribunale di Treviso apre la liquidazione controllata. Alita ha scelto di raccontarlo in una video testimonianza:

«Per troppo tempo ho vissuto nell’umiliazione, pagando per debiti non miei, nati perché mi ero fidata del mio ex. Stringendo quella sentenza tra le mani ho pianto lacrime di gioia: il buio è passato e io sono tornata a essere una donna libera.»

LA DICHIARAZIONE DI GIANMARIO BERTOLLO, FONDATORE DI LEGGE3.IT

«Dietro queste sentenze c’è quasi sempre la stessa scelta: pagare prima gli operai e i fornitori, e solo dopo il Fisco. Il Veneto delle piccole imprese è stato la spina dorsale del Paese, e la crisi del 2008 lo ha colpito proprio lì. Chi è arrivato in tribunale non ha sperperato nulla: ha tenuto aperta la bottega finché ha potuto, ha pagato prima gli operai e i fornitori e ha rinviato le tasse. Quando l’attività ha chiuso, le cartelle sono rimaste a lui. Dal 2023, con il Codice della crisi, i tribunali veneti hanno dato a sempre più persone una seconda possibilità, e i giudici decidono in tempi rapidi: il vero ostacolo è il tempo che passa prima di arrivarci. La legge sul sovraindebitamento non è un condono: è la via d’uscita per chi ha già pagato abbastanza.»

LEGGE3.IT

Legge3.it, fondata nel 2016, è la prima realtà in Italia a garantire il risultato per contratto nelle procedure di sovraindebitamento. Il bilancio aggiornato è di 604 famiglie liberate da oltre 257.764.000 euro di debiti, con il 100% di successo nei tribunali italiani.

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