Il Nuovo articolo di Alessandro Maola su Il Tempo: La saracinesca abbassata è un problema di sicurezza (e di sviluppo)

alessandro maola su Il Tempo

C’è un’immagine che racconta lo stato di salute di una città meglio di qualsiasi statistica: la
serranda abbassata. A Roma le vetrine spente si moltiplicano. Ogni serranda che resta giù non
è soltanto un’impresa che muore: è un pezzo di presidio civico che si spegne.
I numeri danno corpo a una percezione che i romani conoscono bene. Secondo
Confartigianato, in cinque anni Roma ha perso circa 15 mila negozi, mentre prosperano le
attività legate al turismo “mordi e fuggi”. Sul piano nazionale, tra il 2012 e il 2025 sono spariti
156 mila esercizi di prossimità. Senza interventi, entro il 2035 rischiamo di perdere un quinto dei
negozi italiani.
Qui scatta una dinamica circolare: la chiusura di un’attività genera un vuoto, il vuoto alimenta
degrado e insicurezza, l’insicurezza spinge altri a chiudere. Per il 60% dei cittadini le attività di
quartiere aumentano la sicurezza, e il 54,2% degli imprenditori è convinto che i locali sfitti siano
il primo volano di microcriminalità e vandalismo.
C’è poi un dato che dovrebbe far riflettere chi considera la sicurezza un tema “di parte”: il valore
di un’abitazione in un quartiere colpito da desertificazione commerciale scende dal 16% fino al
39%. Il degrado non è un’opinione politica, è una voce di bilancio. Brucia il risparmio, allontana
gli investimenti, svuota il gettito. Nessuno scommette su un quartiere abbandonato.
La sicurezza non è un tema di destra, ma una precondizione dello sviluppo. Una città insicura è
una città dove non si investe. Chi continua a derubricare l’ordine pubblico a ossessione
securitaria condanna i quartieri fragili a restare tali.
Vale anche il contrario: dove si sviluppa l’economia, cresce la sicurezza. Un negozio aperto è
una luce accesa, un presidio spontaneo del territorio. Le evidenze internazionali lo confermano:
a Filadelfia, un’ordinanza del 2011 che impose di riqualificare gli immobili degradati ridusse la
criminalità nelle aree circostanti. Restituire dignità fisica a un luogo riduce il crimine. La pietra
parla.
Il Lazio offre due laboratori concreti. Il primo è Tor Bella Monaca: il protocollo al Viminale tiene
insieme illuminazione, forze dell’ordine e rigenerazione urbana con un intervento PNRR da 126
milioni. Tratta sicurezza e sviluppo come due facce della stessa medaglia.
Il secondo caso capovolge l’ordine dei fattori. Nel quadrante del Collatino, le nuove telecamere
installate nel 2025 sono nate da un bando della Regione Lazio a cui ha partecipato la rete
d’impresa del quartiere, con Confcommercio e il Municipio V. Qui non sono state le istituzioni a
“concedere” sicurezza, ma i commercianti ad attivare l’investimento. Un tessuto economico vivo
produce sicurezza.
La Regione dispone già del programma “Sicurezza in Comune”, che finanzia videosorveglianza
e riqualificazione. La cornice esiste: serve usarla mettendo i distretti commerciali al centro come
alleati naturali.
Resta da affrontare il divario tra sicurezza reale e percepita. È il degrado visibile a guidare
l’insicurezza. Si combatte la percezione ripristinando il decoro: meno vetrine spente, più luce, più vita.
Serve una scelta di campo di buon senso amministrativo. Per Roma e per il Lazio significa tre
cose: presidio del territorio, rigenerazione delle aree degradate e sostegno al commercio di
prossimità come infrastruttura sociale. La sicurezza non è un costo da contenere, ma
l’investimento che rende possibili tutti gli altri.

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