Oggi, al Tempio di Adriano, si misura qualcosa che va oltre il consueto networking di settore.
Nel mio editoriale su Il Tempo racconto la sfida del Lazio in occasione del Life Science Business Forum: una regione che oggi conta oltre 450 imprese, 22.000 addetti e 10.000 ricercatori distribuiti in 26 centri di ricerca. Prima regione italiana per valore nel farmaceutico e biomedicale, terza in Europa per export.
La tesi è semplice e, credo, ineludibile: la pandemia ci ha insegnato una lezione che rischiamo di aver già dimenticato. Nel Ventunesimo secolo la sovranità non si misura solo in confini, ma in capacità produttiva farmaceutica. E il Lazio ha in mano una carta che pochissime regioni possono giocare: la compresenza, a pochi chilometri, dei ministeri che decidono le politiche industriali, delle multinazionali che qui producono davvero, e delle università che formano i ricercatori di domani.
Ma una rendita di posizione, se non attivata con visione politica di lungo periodo, si consuma da sola.
Ne scrivo nel dettaglio: numeri, investimenti già cantierati, e il nodo strutturale — il disallineamento tra i tempi della politica e quelli dell’industria farmaceutica.
L’articolo di oggi su Il Tempo (edizione cartacea)

